Tutti riconosciamo il rapporto tra stato fisico e condizione psicologica, ma molti di noi cadono in stereotipi, in falsi miti che ci allontanano da un serio esame del legame esistente. Lo stare bene non è solo assenza di malattia, ma è più in generale lo stato individuale di benessere psicofisico. Lo sostiene da tempo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. E allora si deve riconoscere che il benessere rientra nella sfera della soggettività, non può essere codificato in regole valide per tutti. Ognuno di noi recita un copione scritto e interpretato in base ai propri desideri personali. C’è chi sceglie un canovaccio motivazionale, chi cognitivo, chi emozionale e così via. In genere prevalgono le motivazioni emotive, che possono essere condivise o meno socialmente.
La personalizzazione del concetto di salute
La personalizzazione del concetto di salute provoca l’aumento dei disordini del comportamento alimentare spesso dovuti a problemi relazionali o alla ricerca ossessiva di quei canoni di bellezza imposti da una falsa cultura, che spesso ci induce ad aderire a modelli costruiti in funzione all’imporsi di mode che nascondono motivazioni economiche. Il concetto di “sano” è sempre meno cognitivo. Il mercato, giocando sul binomio bisogni/desideri, di volta in volta, impone il biologico, il Km zero, le centrifughe, i drink energetici, sostituendoli alla frutta e alla verdura o alle diete che fanno parte della nostra cultura. Pochi ne parlano correttamente, vuoi mettere la discussione seria con la costruzione di falsi miti?

