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Falsi miti: cibo, mente, corpo

Tutti riconosciamo il rapporto tra stato fisico e condizione psicologica, ma molti di noi cadono in stereotipi, in falsi miti che ci allontanano da un serio esame del legame esistente. Lo stare bene non è solo assenza di malattia, ma è più in generale lo stato individuale di benessere psicofisico. Lo sostiene da tempo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. E allora si deve riconoscere che il benessere rientra nella sfera della soggettività, non può essere codificato in regole valide per tutti. Ognuno di noi recita un copione scritto e interpretato in base ai propri desideri personali. C’è chi sceglie un canovaccio motivazionale, chi cognitivo, chi emozionale e così via. In genere prevalgono le motivazioni emotive, che possono essere condivise o meno socialmente.

La personalizzazione del concetto di salute

La personalizzazione del concetto di salute provoca l’aumento dei disordini del comportamento alimentare spesso dovuti a problemi relazionali o alla ricerca ossessiva di quei canoni di bellezza imposti da una falsa cultura, che spesso ci induce ad aderire a modelli costruiti in funzione all’imporsi di mode che nascondono motivazioni economiche. Il concetto di “sano” è sempre meno cognitivo. Il mercato, giocando sul binomio bisogni/desideri, di volta in volta, impone il biologico, il Km zero, le centrifughe, i drink energetici, sostituendoli alla frutta e alla verdura o alle diete che fanno parte della nostra cultura. Pochi ne parlano correttamente, vuoi mettere la discussione seria con la costruzione di falsi miti?

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Written by Monica Viani

Giornalista e blogger specializzata in enogastronomia e travel, non amo i confini e i pregiudizi, nemmeno quando mi siedo a tavola. In un calice di vino, in un piatto si nascondono storie, speranze e gioie di interi popoli. Cibo è cultura, contaminazione, convivialità, potere e tante altre cose da indagare con spirito famelico. Con Fabrizio Bellavista e il suo sguardo aperto al futuro, cerco di affrontare il mondo del cibo in chiave culturale. Il mio unico imperativo categorico? Mai fermarmi al primo morso, ma divorare tutto ciò che può essere degustato!

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