Ai nostri giorni le nuvole si stanno addensanso: crisi geopolitiche, dazi e guerre creano una stato di allerta che destabilizza a lungo andare, anche le relazioni e il business. Per questo vogliamo partire dal significato del termine “crisis management” all’interno della grande famiglia della comunicazione: è un processo che permette all’azienda di affrontare una situazione di crisi, mettendo in atto una azione di prevenzione e una strategia di comportamento ad hoc; quindi mobilitarsi con contenuti, persone e tono giusti. Sbagliare comunicazione, oppure non comunicare in momenti di crisi equivale a molti punti di svantaggio sulla reputazione del proprio business, piccolo o grande che sia. E bisogna essere concentrati nel non elaborare messaggio prettamente culturali, bensì che coinvolgano il concetto “cibo e cultura” in modo allargato.
Cibo e cultura al centro: non si può non comunicare
Molti pensano che non comunicare sia la strategia migliore in attesa di tempi migliori: ebbene uno dei padri fondatori della comunicazione moderna – Paul Watzlawick, asseriva: “Non si può non comunicare. Il silenzio, al pari della parole, ha valore di messaggio”. Ecco, dunque un punto fermo: se si sceglie il silenzio deve essere una scelta ben pensata a cui seguirà comunque un secondo momento di espressione attraverso parole e/o fatti. I momenti di crisi vanno ben analizzati e controbattuti
Prevenire è meglio che curare: essere sempre pronti con alternative
La prevenzione (l’esperinza che abbiamo tutti avuto con la pandemi, per esempio) ci deve tenere sempre pronti ad serie di contromosse, avere cioè la versione B e quella C: in caso di virus, per esempio, procurarsi tutti i dispositivi di protezione per la sicurezza dei propri lavoratori; varare e/o potenziare i canali di e-commerce; potenziare la connessione digitale; fare prove (Digital Fitness) sull’uso delle piattaforme di call conference ed in genere della comunicazione online; modulare la logistica e le scorte; collaudare forme di consegne a domicilio. Ma alla base di tutte le possibili contromosse ce ne sta una fondamentale: avere un rapporto solido con il cliente, averlo profilato (via, telefono, stato civile, email, gusti, compleanni, ecc…).
I quattro momenti chiave per gestire una crisi
In conclusione, per dare un contributo ancora più chiaro, dobbiamo mettere il concetto “cibo e cultura” al centro, focalizzando i quattro momenti chiave di una gestione corretta di un momenti di crisi :
- Monitoraggio: individuare limiti o punti critici della situazione da affrontare criticità valutando con attenzione gli scenari diversi che possono rappresentare un rischio per il business.
- Preparazione. Nessuna comunicazione o decisione di impulso. La risposta deve essere molto veloce ma non improvvisata: si elabora un piano di gestione della crisi e vengono realizzate esercitazioni e di simulazioni.
- Risposta: la reazione dell’azienda deve essere coerente alle linee generali progettate nella fase precedente e espressione di grande adattamento, giorno dopo giorno, ai cambiamenti solitamente molto importanti.
- Ripresa: la fase che comprende tutte quelle azioni legate al ripristino dello status quo, al minimizzare e trovare riparo da eventuali danni provocati all’azienda e ai soggetti coinvolti

