Mario Spezia: il futuro passa dalle cooperative di comunità

Incontriamo Mario Spezia, politico e visionario emiliano doc, per parlare di cooperative di comunità, di ripopolamento delle zone montane, di valorizzazione del territorio e… di tanto altro!

Mario Spezia è un politico, un uomo animato da una grande passione. É un visionario, un uomo che ha a cuore il bene comune, per il raggiungimento del quale è in grado di oltrepassare ogni steccato e di ragionare guardando al futuro. Oggi uomini così ce ne sono pochi, sono una rarità.

 Capisci chi è fin da quando entri nel suo studio, tappezzato di foto, bandiere, ricordi che ripercorrono la sua storia politica e professionale. La scrivania conosce quell’ordine che ha senso solo per chi l’ha creato. Migliaia di fogli, libri, appunti sparsi. Intervistarlo è impossibile, è un fiume in piena, difficilmente arginabile. In un paio d’ore ripercorre la storia di un trentennio di politica, di storia piacentina, emiliana, nazionale. Si accalora nella difesa di idee, di proposte che ritiene le uniche vincenti. Inutile dirvi che uscite convinti che la sua visione sia l’unica percorribile!

Tutto il suo pensiero ruota intorno ad un unico concetto: la cooperazione. E tutta la sua carriera si sviluppa per affermarlo. Si coopera quando si uniscono le forze, si collabora, si condividono delle idee, dei progetti. Sul suo sito si definisce “costruttore di futuro”.

Mario Spezia costruttore di futuroNel corso degli anni Mario Spezia ha ricoperto cariche politiche in ambito comunale e provinciale, seguendo le orme del padre Giovanni, senatore della Repubblica. Da assessore all’agricoltura e vicepresidente della Provincia di Piacenza, Mario Spezia avvia un progetto di recupero e riqualificazione delle aree svantaggiate del territorio piacentino, coinvolgendo e impegnando in prima persona donne e uomini che vivono in paesi isolati e a rischio di abbandono. Il suo progetto mira a recuperare quei mestieri di un tempo che rischiano di essere dimenticati. Non solo, valorizza i prodotti della terra investendoli del ruolo di ambasciatori dell’economia locale. Crea un brand di pregio capace di rappresentare le eccellenze agricole piacentine. É un’iniziativa di successo che coinvolge numerosi store di tutt’Italia, dove sono organizzati corner per la promozione del piacentino.

Questo gruppo di persone motivate, stimolate da un progetto capace di guardare al futuro, come mai si era visto prima in questi luoghi dimenticati da tutti, contribuisce alla nascita del Circuito degli Agriturismi d’Eccellenza della Provincia Piacentina. Dapprima sono state individuate le realtà agricole corrispondenti ai criteri del circuito, poi queste sono messe in rete per formare un’offerta turistica coordinata e complessiva, tra accoglienza e buona cucina. Il tutto avviene all’insegna della valorizzazione dei prodotti locali. Finalmente il lavoro agricolo riacquista centralità nelle politiche di sviluppo, promuovendo il recupero di terreni che tornano ad essere strategici e produttivi.

Il circuito, avendo intuito le opportunità derivanti dal sistema turismo, continua ancora oggi ad essere forza propulsiva per l’economia piacentina. Le vetrine del circuito – www.agriturismipiacentini.it e www.visitpiacentino.it – sono i più visitati  per organizzare una giornata, un week end o la vacanza nel territorio piacentino. 

Mario Spezia e la Cooperativa San Martino

Il percorso politico e sociale di Mario Spezia prende avvio nel 1974, quando fonda la Cooperativa San Martino con un gruppo di amici. La cooperativa nasce all’interno del Movimento Cristiano Lavoratori al Circolo Belvedere, quando si cercavano studenti universitari per impartire lezioni per il doposcuola. Quel pugno di amici di matrice cristiana ha proseguito poi la sua strada intercettando il bisogno di costruire case popolari.

coop san martino Mario SpeziaLe cooperative “bianche” che nascevano per offrire servizi, necessitavano di lavorare nello stile della cooperazione. Da qui l’esigenza di creare un Consorzio e così nel 1981 viene costituito il consorzio Con.Cop.Ar.. Sono gli anni in cui si dà vita ad una innovativa cooperativa di lavoro. Il 27 novembre 1987 nasce poi la Cooperativa San Martino. Il nome ricorda la data in cui si è deciso di attuare il progetto, l’11 novembre, il giorno in cui si festeggia San Martino. Un grande successo, che oltre a mettere in relazione domanda e offerta lavorativa, ha creato una vera classe dirigente capace di fare impresa senza perdere i valori cristiani fondativi della cooperativa stessa.

Oggi San Martino rappresenta la realtà lavorativa e occupazionale più importante del territorio piacentino con i suoi oltre 1800 dipendenti, qualcosa di invidiabile in ambito professionale, un vero fiore all’occhiello dell’imprenditoria locale, emiliana e nazionale. Oltre al valore occupazionale, San Martino è impegnata anche in ambito sportivo, attraverso sponsorizzazioni e fornendo attrezzatura specifica, come anche nel sociale, sostenendo associazioni e missioni umanitarie.  

Due chiacchiere con Mario Spezia

Oggi siamo venuti a trovare Mario Spezia nel suo studio, all’interno dell’edificio che ospita la Coooperativa San Martino. Nel fiume impetuoso di parole e di analisi riusciamo ad inserirci per qualche domanda che ci sta cuore perché territorio e risorse sono un po’ il nostro mondo, il mondo di Famelici. 

Mario, come promuovere lo sviluppo economico di un territorio?

Bisogna per prima cosa liberare il campo da molti luoghi comuni. Partiamo da un presupposto, occorre che operi un’impresa e perché ciò accada serve creare i presupposti perché questa abbia dei benefici, in buona sostanza, che guadagni. Il primo passo è dunque creare un’impresa sana, ben diretta, in grado di creare economia. Sembra semplice, ma non lo è. Chi vuole promuovere un territorio deve conoscerlo bene e a fondo, e spesso gli amministratori non lo conoscono. Talvolta non lo abitano nemmeno.

Per creare economia abìvere un progetto e sapere come attuarlo. Servono capacità e conoscenza. Ancora prima, ovviamente, unione di intenti, quindi cooperazione. Nel mondo delle cooperative, una in particolare è vincente: le cooperative di comunità. Mi auguro che siano presto regolate da leggi regionali”.

Cosa sono le cooperative di comunità? 

Sono società cooperative il cui scopo è costituito dalla produzione di vantaggi, ovvero beni o servizi condivisibili, a favore una determinata comunità territoriale. Oggi il loro ruolo è molto importante perché mirano a creare quella coesione sociale necessaria per poter parlare di comunità”.

Qual è il punto di forza delle cooperative di comunità? 

L’adesione dei cittadini che riscoprono il valore dello stare insieme e del territorio in cui vivono. Sono il motore del ripopolamento di aree montane o di aree che sono state escluse dallo sviluppo economico. Occorre abbandonare la “politica delle seconde case” e guardare oltre, perché quelle non producono economia, e se la producono è minima. E’ una politica miope che non avvantaggia il territorio e trasforma i borghi in dormitori. Oggi la parola d’ordine è ‘difesa dell’ambiente’, e si deve partire dalla riscoperta delle proprie radici, cardine fondamentale per costruire un futuro vivibile. Solo le cooperative di comunità possono controllare il territorio, offrire servizi e ridare animazione a borghi fantasma”.

Arriviamo al sodo, alle criticità: qual è il limite di chi vuole operare per la promozione del territorio? 

Una infinita desolazione di progettualità, di mancanza di idee. Un territorio, la sua comunità, la sua economia, come ho già detto, per crescere ha bisogno di progetti. Un progetto coerente, pensato, ben costruito e condiviso, trova facilmente i fondi per la sua realizzazione. E lo sappiamo bene tutti quanti fondi e finanziamenti rimangono inutilizzati. Perché? Semplicemente perché mancano progetti credibili, senza questo si rimane dove si è, non si muove un passo”. 

Trovi nelle nuove generazioni un cambio di passo? Sei ottimista per il futuro? 

La mia  professione di insegnante mi porta a confrontarmi con loro tutti i giorni, per cui penso di avere un pò il polso della situazione. Noi adulti dobbiamo indicare una strada, dare un esempio. La politica e le istituzioni devono fare la loro parte. Tuttavia è dentro di noi il nostro futuro, nella consapevolezza che si vince se si fa rete in nome della cooperazione”.

E non poteva che finire così la bella chiacchierata con Mario Spezia. Parole chiare e dirette, senza mezzi termini, come piace a noi. Salutiamo e usciamo con una stretta di mano e la promessa che torneremo a trovarlo. Abbiamo tante altre domande da fargli. Le sue idee e i suoi concetti di cooperazione e di progettualità sono anche i nostri, per cui… alla prossima Mario e grazie di cuore. 

Monica Viani e Roberto Rossi

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