2018 all’insegna della lotta allo spreco. Viaggio alla scoperta dell’economia circolare

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Non buttare via niente, non sprecare: ecco l’imperativo del 2018.

Sprecare, avanzare, non riutilizzare è un costo, soprattutto ambientale, che non ci possiamo permettere. Il recente polverone suscitato dalla cosiddetta tassa sul sacchetto bio testimonia che non abbiamo ancora capito quanto sia importante riciclare, dare valore a ciò che utilizziamo e consumiamo. Avere insomma un atteggiamento green. La storia di ogni oggetto rientra in una logica di economia circolare. Non  dobbiamo limitarci ad interrogarci riguardo al valore, alle modalità che hanno concorso alla creazione di un bene, ma anche a quale è il suo destino e il suo cessare di esistere.

É questa la vera sfida culturale del 2018. Occorre riflettere sulle nostre responsabilità nel tenere in salute il Pianeta e dunque fare diventare la parola “riciclo” un vocabolo di tendenza. Essere parsimoniosi è un comportamento etico, “politico”, significa fare scelte consapevoli e dunque libere. Gli chef lo stanno comprendendo e ci aiutano a farci conoscere ricette anti-spreco assai gustose.

Il settore agroalimentare è inquinante

Nel 2017 la popolazione mondiale ammontava a 7,5 miliardi di persone. Siamo troppi per le risorse di cui disponiamo. E allora? Consumare meno, limitare gli sprechi, ridurre al massimo la quantità di rifiuti.

Lotta allo spreco ed etica alimentare

Al di là della ricerca della sostenibilità, occorre interrogarsi anche sull’etica della produzione. L’etica alimentare e dell’alimentazione, legata alla produzione e al consumo del cibo, nasce da una crescente sensibilità di molti consumatori nei confronti della tutela della qualità del prodotto, del rispetto della salute e dell’impatto sull’ambiente dei propri stili di vita. Bisogna sfuggire alle sofisticazioni, recuperando il concetto di “naturalità”. Si consuma più del necessario e questo comporta la produzione di troppi rifiuti, con un massiccio consumo energetico.

Fra le scelte politiche in materia di alimentazione e salute devono essere discussi i seguenti temi:

  • l’adeguamento dei settori industriale, agricolo, zootecnico;
  • la promozione del prodotto biologico;
  •  l’utilizzazione della catena corta;
  • la promozione del prodotto locale tipico;
  • l’utilizzazione di latte e derivati provenienti da animali allevati al pascolo brado, la valorizzazione di razze autoctone non di importazione.

Lotta allo spreco: l’Europa e i sacchetti di plastica

Da più parti si vocifera di una tassa europea sui sacchetti di plastica. Bruxelles avrebbe intenzione di iniziare una politica severa contro l’abuso della plastica. Lotta all’inquinamento o corsa ai ripari causa Brexit e conseguenti buchi nei conti europei? Da tempo  si sta studiando una “Decapling”, ovvero una riduzione dell’impatto ambientale e dei costi della metà, a fronte di un raddoppio dei ricavi del doppio rispetto a prima, senza però contare sulle loro proprie risorse, i dazi doganali, i contributi sullo zucchero e il prelievo sull’Iva. La tassa sulla plastica servirebbe a coprire il buco di 12 miliardi lasciato dalla Brexit. Che cosa accadrà? Tutti i prodotti di plastica subiranno aumenti. A quando l’annuncio? Per il momento tutto tace. In Europa il settore della plastica è un business che impiega 1,5 milioni di persone e nel 2015 ha prodotto 340 miliardi di euro. Che cosa significa? Ogni anno 25 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui soltanto il 30% è riciclato. Dall’1 al 4% della produzione mondiale di plastica finisce negli oceani, il che significa da 5 a 13 tonnellate ogni anno. Che fare? La strada virtuosa passa attraverso la produzione di materiali plastici meno inquinanti e facilmente riciclabili, cercando in parallelo valide alternative ai prodotti di plastica che utilizziamo quotidianamente.  L’Italia è nel mirino della UE bacchettata per la qualità dell’aria. Ahimè il nostro paese indossa la maglia nera per lo smog: 90 mila morti all’anno.

Lotta allo spreco: cambiare abitudini di consumo: avere o essere? Possedere o utilizzare?

Erich Fromm, negli anni 70, si poneva una domanda che oggi torna di attualità: avere o essere? Due verbi che designano due modalità differenti di esistenza, due modi diversi di atteggiarsi nei confronti del mondo. É più importante essere ciò che si è oppure apparire, dando così importanza ai beni che si posseggono? L’ansia del possesso non porta spesso al di là del consumo, ovvero alla volontà di comprare senza necessità, senza neppure consumare il bene? Padroni della nostra vita diventano gli oggetti. Dobbiamo comperare solo se siamo certi di usare il nostro acquisto. E poi dobbiamo sempre possedere, non possiamo condividere il bene che ci serve o ci interessa?  Perché non applichiamo la politica del car sharing ad altre situazioni? Perché non ci serviamo dei beni comuni? Il motto da lanciare è: “uso non posseggo”Che sia un importante passo verso la libertà? Vi ricordate il film “Fight Club” di David Fincher? “É solo dopo aver perso tutto che siamo liberi di fare qualcosa”.  

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