Alimentazione, cultura e trasparenza: il caso Pollan

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Alimentazione, cultura e trasparenza ingredienti base della visione di Pollan

La portata del messaggio che vuole veicolare la nostra visione denominata #Famedivero è molto ambiziosa ma semplice: vogliamo che il nostro comportamento, la nostra alimentazione, i nostri pensieri e le nostre parole diventino più veri: non veri in assoluto, soltanto più veri. E sottolineiamo come la corretta interpretazione del senso delle parole sia uno dei must su cui costruire una visione più efficace e vera della ripartenza che ci aspetta, quel Food Restart di cui abbiamo fondato un vero e proprio progetto che vede la news letter omonima come punta di diamante.

In questo contesto vogliamo parlare del giornalista Michael Pollan: se possiamo sintetizzare il suo pensiero, diremmo così: non mangiare nulla che la nostra nonna non avrebbe mangiato. Attenzione: il suo messaggio è stato lanciato tanto tempo fa ma ci sembra che come oggetto di discussione costituisca un’ottima base.

Cibo, meglio se poco, e meglio ancora se verde. Cibo e filosofia popolare

In altre parole: “cibo, meglio se poco, e meglio ancora se verde“. Sarebbe molto semplice, in effetti, se non sconvolgesse i dettami dell’industria più potente e insostituibile al mondo, stiamo parlando del nostro settore, quello agroalimentare. Da qui le violentissime polemiche suscitate sin dal suo esordio.  Un autore carico di humour ma anche di molta cultura tanto che certi suoi passaggi, per esempio nel libro “La botanica del desiderio”, discerne sul «vero motivo per cui ho scelto la mela, il tulipano, la cannabis e la patata è che hanno belle storie da raccontar».

Seguendo la storia naturale, politica, sociale ed economica del nostro pianeta, Michael Pollan indaga la strategia evolutiva messa in atto da quattro specie vegetali (il melo, il tulipano, la cannabis e la patata) per scoprire come l’ambiente abbia escogitato il modo migliore per nutrirci, guarirci e vestirci, inebriarci o deliziarci.

Michael Pollan anche via video

Per prima cosa due righe sul suo profilo. Michael Pollan (Long Island, 6 febbraio 1955) è un giornalista e saggista statunitense, docente di giornalismo all’UC Graduate School of Journalism di Berkeley. Il Pollan si è imposto come autore di libri-inchiesta sul cibo, tra cui Il dilemma dell’onnivoro (The Omnivore’s Dilemma: A Natural History of Four Meals, 2006) e In difesa del cibo (In Defense of Food: An Eater’s Manifesto, 2008). È anche protagonista e autore della serie didocumentari TV Cooked (2016), prodotta da Netflix, è comparso nei film-documentari Food, Inc. (2008), Terra Reloaded (2009) e Cowspiracy (2014). Se volete ascoltarlo, eccolo qui durante un TED. Certamente con il suo pensiero, l’alimentazione, la cultura e la trasparenza” si collocano in un ambito di ampio respiro.

Un breviario pop, con radici nel territorio e ricette tradizionali.  Un vero e proprio coro di saggezza popolare sul cibo

Si tratta, in sostanza, di rispondere alla domanda «Che cosa mangiare e come farlo»: ha riassunto in una semplice frase il suo pensiero: «Mangiare cibo vero. Con moderazione. Soprattutto vegetali». Partendo da queste sette parole Pollan ha realizzato un facile manualetto presentando le 64 regole più come apporti della tradizione che come conquiste della scienza (la quale poi spesso conferma ciò che la cultura popolare e le nostre nonne o madri sapevano da sempre).

Le indicazioni: sottolineiamo che, proprio per la sua auto collocazione tra gli autori popolari, ha creato un sito su cui chiunque ha potuto trasmettere la propria esperienza; 2500 suggerimenti che sono stati fatti confluire nel suo libro. Certo perché le sue fonti provengono da antichi detti popolari, proverbi e saperi raccolti da studiosi, nutrizionisti, nonne, bisnonne, lettori e pubblico delle sue conferenze. Un vero e proprio coro di saggezza popolare sul cibo.

«Colazione da re, pranzo da principe, cena da povero»

Il «breviario» della sua frase chiave, si divide in tre parti, una per ciascuna frase: «Mangiare cibo vero» ci fornisce schemi e trucchi per riconoscere il cibo vero da quello che vero non è. «Soprattutto vegetali» propone quali cibi – fra quelli veri – scegliere. Infine «Con moderazione» riguarda più il «come» mangiare. E sia chiaro che il seguirlo deve essere più un gioco che un dogma, e oltretutto, l’autore consiglia di adottarne almeno una da ognuna delle tre sezioni.

È difficile seguire tutte le 64 regole, ma l’autore ci consiglia di adottarne almeno una da ognuna delle tre sezioni «purchè siate voi a cucinarle», perché è matematico che se dobbiamo preparare noi le patatine fritte o una torta avrà delle conseguenze certe: i prodotti base che useremo saranno migliori e, soprattutto, dopo l’impegno profuso, saremo portati a mangiarne di meno. E ancora questa: «I cibi con una zampa (funghi e piante) sono più sani di quelli con due (pollame), che sono più sani di quelli con quattro (mucche, maiali e altri mammiferi)» palesemente ispirata al pensiero cinese. Elementare, Watson! Nell’area dedicata al «Come mangiare», ecco due altre perle: «Mangiate quanto basta», la seconda «Colazione da re, pranzo da principe, cena da povero». Alimentazione, cultura e trasparenza: c’è bisogno di altro?

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