Parliamo ancora di intelligenza artificiale

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Non pensiamo all’intelligenza artificiale soltanto come a robot umanoidi che un giorno o l’altro si siederanno alla nostra scrivania o usciranno con la nostra fidanzata: la situazione reale è molto diversa, quindi non si tratta solo di robot umanoidi (da robota, “lavoro duro”, una infinetesimale percentuale sullo sviluppo generale della IA), apparsi per la prima volta nel 1920 in un romanzo dello scrittore ceco Karel Čapek, bensì di tutta una vasta area, per lo più trasversale a infiniti settori, ove la IA è ormai presente e dove lo sarà sempre di più.
Prendiamo l’ambito giornalistico: con la IA Wordsmith sono stati scritti un miliardo di articoli in un anno, grazie ad Automated Insight che ha creato un generatore automatico di contenuti (Wordsmith per l’appunto), con cui si ottengono in pochi clic dei veri e propri articoli, partendo da una serie di dati inseriti: sia chiaro che è la parte più ripetitiva quella che per ora è il maggior ambito della IA. Comunque Dreamwriter, robot made in China, si sta già avventurando tra le notizie di economia e finanza, dunque in zone più complesse (se addirittura vuoi vedere “Xinhua’s first English AI Anchor”, cioè un robot giornalista in “carne e bit” clicca qui).
Quindi oltre ai classici robot presenti nelle catene di montaggio o comunque in fabbrica, ci troviamo di fronte a mille usi dell’Intelligenza Artificiale (IA): dai ripetitori alle chatbot (nell’immagine un esempio), dai movimentatori ai sensori che in questi mesi sono sulla pista di decollo grazie all’arrivo del 5G.

AI, intelligenza artificiale, AIA questo punto serve una breve riflessione riguardante una domanda ora sulla bocca di tutti: i robot distruggono posti di lavoro? A questo riguardo è di pochi mesi fa la notizia della proclamazione di uno sciopero dei dipendenti dei casinò di Las Vegas, per neutralizzare l’assunzione di baristi robot, al fine di sostituire dei baristi in carne e ossa. Sì direi, potrebbe essere che l’IA distrugga  opportunità umane di lavoro ma sottolinerei che la perdita di posti di lavoro ha un impatto pesante soprattutto nei territori che subiscono passivamente le innovazioni, mentre può diventare positivo in quelli che aprono nuovi fronti di attività spesso assai redditizi. In sintesi: quando fu scoperta la ruota, rimasero senza lavoro migliaia di portatori e facchini. Ma quanti nuovi mercati ha aperto la scoperta della ruota nella storia dell’umanità?

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