I momenti di crisi dureranno mesi: state agendo correttamente?

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Innanzitutto partiamo dal significato del termine “crisis management” all’interno della grande famiglia della comunicazione: è un processo che permette all’azienda di affrontare una situazione di crisi, mettendo in atto una azione di prevenzione e una strategia di comportamento ad hoc; quindi mobilitarsi con contenuti, persone e tono giusti. Sbagliare comunicazione, oppure non comunicare in momenti di crisi equivale a molti punti di svantaggio sulla reputazione del proprio business, piccolo o grande che sia. E bisogna essere concentrati nel non elaborare messaggio prettamente culturali, bensì che coinvolgano il concetto “cibo e cultura” in modo allargato.

Cibo e cultura al centro: non si può non comunicare

Molti pensano che non comunicare sia la strategia migliore in attesa di tempi migliori: ebbene uno dei padri fondatori della comunicazione moderna – Paul Watzlawick, asseriva: “Non si può non comunicare. Il silenzio, al pari della parole, ha valore di messaggio”. Ecco, dunque un punto fermo: se si sceglie il silenzio deve essere una scelta ben pensata a cui seguirà comunque un secondo momento di espressione attraverso parole e/o fatti. I momenti di crisi vanno ben analizzati e controbattuti

Prevenire è meglio che curare: i momenti di crisi Covid e post Covid

Altro punto fermo: la predizione e la prevenzione. Nel caso dei momenti di crisi Covid e post Covid, possiamo dire che tutti gli Enti e le Aziende, dopo la prima avvisaglie di un “virus molto contagioso e talvolta letale” potevano approntare una serie di precauzioni che avrebbero certamente contribuito alla migliore gestione della crisi in arrivo. Siamo chiari: non ad evitarla ma a gestirla meglio. La riflessione che andava fatta, all’inizio del gennaio 2020, era questa: un virus molto contagioso poteva essere circoscritto in una sola zona in un periodo dell’anno contraddistinto dalle due festività più importanti del mondo, cioè il capodanno solare e il capodanno lunare (25 gennaio 2020)? La domanda da porsi non era se sarebbe arrivato sino a noi ma quanto tempo ci avrebbe messo. Ebbene? La prevenzione avrebbe potuto nel caso di aziende del settore food & beverage (tutte, dall’azienda multinazionale sino al ristorante) far varare una serie di contromosse: per esempio procurarsi tutti i dispositivi di protezione per la sicurezza dei propri lavoratori; varare e/o potenziare i canali di e-commerce; potenziare la connessione digitale; fare prove (Digital Fitness) sull’uso delle piattaforme di call conference ed in genere della comunicazione online; modulare la logistica e le scorte; collaudare forme di consegne a domicilio. Queste sono solo alcune delle azioni che avrebbero avuto un impatto (attivate svariati giorni prima del primo caso dichiarato in Italia a Codogno) importantissimo sulla gestione dei giorni di picco dell’emergenza e fornito un vantaggio competitivo anche per la fase di ripartenza, quella che stiamo vivendo.

 I quattro momenti chiave per gestire una crisi

In conclusione, per dare un contributo ancora più chiaro, dobbiamo mettere il concetto “cibo e cultura” al centro, focalizzando i quattro momenti chiave di una gestione corretta di un momenti di crisi :

  • Monitoraggio: individuare limiti o punti critici della situazione da affrontare criticità valutando con attenzione gli scenari diversi che possono rappresentare un rischio per il business.
  • Preparazione. Nessuna comunicazione o decisione di impulso. La risposta deve essere molto veloce ma non improvvisata: si elabora un piano di gestione della crisi e vengono realizzate esercitazioni e di simulazioni.
  • Risposta: la reazione dell’azienda deve essere coerente alle linee generali progettate nella fase precedente e espressione di grande adattamento, giorno dopo giorno, ai cambiamenti solitamente molto importanti.
  • Ripresa: la fase che comprende tutte quelle azioni legate al ripristino dello status quo, al minimizzare e trovare riparo da eventuali danni provocati all’azienda e ai soggetti coinvolti

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