La Gricia. La ricetta-sonetto di Aldo Fabrizi

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Spaghettini alla scapola
Tu moje, doppo er solito trasloco,
se gode co’ li pupi sole e bagni,
e tu, rimasto solo, che te magni,
si nun sei bono manco a accenne er foco?
Un pasto in una bettola, a dì poco,
te costa un occhio appena che scastagni;
si te cucini invece ce guadagni
e te diverti come fusse un gioco.
Mo te consijo ‘na cosetta cicia
ma bona, pepe e cacio¹ solamente,
che cor guanciale poi se chiama Gricia.²
E m’hai da crede, dentro a quattro mura
magnà in mutanne…senza un fiato…gnente…
se gode più de’ la villeggiatura.

Aldo Fabrizi – La pastasciutta 1974

La Gricia, una ricetta semplice e gustosa, è uno dei piatti più famosi della tradizione culinaria romana. L’origine del nome è controversa: qualcuno dice che derivi da come venivano chiamati i panettieri nella Roma rinascimentale, i “Grici”, perché provenienti quasi tutti dalla regione dei Grigioni in Svizzera. Lo spolverino che essi indossavano per proteggersi dalla farina si chiamava “Griscium”. Nell’Ottocento i “Grici” erano i Lombardi che venivano a lavorare a Roma come venditori al minuto di pane, legumi, farine e stoviglie da cucina.
Ma c’è un’altra tradizione intorno a questo nome: gli abitanti di Grisciano, una frazione vicino ad Amatrice, ritengono che sia il loro paese ad aver dato il nome a questo piatto, che poi ha dato origine alla ben più famosa “Amatriciana”. Ogni anno, la domenica successiva al Ferragosto, si tiene la sagra della “gricia”. Quest’anno purtroppo, tre giorni dopo la celebrazione popolare, si è consumato il tremendo terremoto che ha distrutto Amatrice e tutti i paesi limitrofi, compreso Grisciano. Un augurio sincero a tutti gli abitanti delle zone terremotate affinché possano al più presto tornare alla loro vita e alle loro tradizioni.

Ringraziamo per il post Letizia D’Amelio

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