Arte e cibo si incontrano agli Uffizi: capolavori trasformati in piatti

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Dopo aver perso migliaia di visitatori per il Coronavirus, gli Uffizi si reinventano con iniziative come #Uffizidamangiare.

Da Andy Warhol con la sua zuppa di pomodoro a Van Gogh con i suoi mangiatori di patate fino a Manet  e Picasso con la loro interpretazione della colazioneil cibo è sempre stato un grande protagonista nel mondo dell’arte. Se gli Egiziani rappresentavano il cibo nelle tombe per consentire ai morti di cibarsi nell’altra vita che li attendeva, i greci e i romani dipingevano i loro baccanali come testimonianza della loro vita terrena.

Arte e cibo nella città del Rinascimento italiano: Firenze

Da qui l’idea di Palazzo degli Uffizi di Firenze di celebrare il cibo, la gastronomia con l’iniziativa #Uffizidamangiare. Un modo per superare quei limiti alle visite imposti dalle misure anti-Covid e dalla drastica riduzione di visitatori stranieri in città. Una digitalizzazione veloce, dal momento che prima della pandemia non erano presenti sui social network! Da gennaio, ogni settimana, fino al ritorno di una semi- normalità (probabilmente giugno) attraverso la loro pagina Facebook, propongono un video in cui un noto chef o personaggio del mondo della gastronomia italiana cucina un piatto ispirato a uno dei dipinti della loro collezione.

Arte in cucina? Ecco come si cucina l’opera d’arte secondo i protagonisti della cucina italiana

Arte e cibo si incontrano agli Uffizi capolavori trasformati in piatti. Gli chef cucinano l'arte

Il format racconta il passato ispirandosi a frutta, verdura, carni, pesce e frutti di mare dipinti tra gli altri da Caravaggio, De Chirico, Pitocchetto, Felice Casorati o Giovanna Garzoni. In modalità live, ciascuno degli chef che aderiscono all’iniziativa deve “cucinare” l’opera scelta in precedenza. Il Ragazzo con il pesce di Giacomo Antonio Melchiorre Ceruti, detto il Pitocchetto, ad esempio, ha già trovato il suo cuoco e la sua ricetta: lo chef Fabio Picchi, responsabile del ristorante Cibrèo di Firenze, lo ha interpretato con maestria e gusto. Come ha sottolineato lo chef si tratta di un quadro che: “parla del passato, profumata dal sugo di granseola preparato dalle donne elbane: ho subito riconosciuto quel crostaceo, che alcune didascalie definiscono erroneamente un’ aragosta, e ho pensato a un piatto che racchiudesse territorio e memoria”.

Per il poeta della bistecca Dario Cecchini, patron dell’Antica Macelleria Cecchini in Chianti, la scelta non poteva che ricadere sulla caccia: nei prossimi giorni preparerà dal vivo, dalla Galleria degli Uffizi, la Dispensa con botte, selvaggina, carni e vasellame di Jacopo Chimenti, pittore fiorentino del XVI secolo.

Se non sappiamo ancora quale cuoco o cuoca si cimenterà con il Bacco del Caravaggio, possiamo rivelarvi che la cuoca Valeria Piccini, del ristorante stellato Di Caino di Montemerano (Grosseto), proporrà una ricetta dedicata alla “Natura morta” dell’Empoli. Sarà poi la volta di Marco Stabile, chef stellato de L’ora d’Aria di Firenze, che ha scelto di cucinare la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno rappresentato in Peperoni e uva da Giorgio De Chirico.

Perchè l’arte entra in cucina

Negli ultimi decenni, il vincolo tra arte e gastronomia è diventato una vera e propria scienza e materia di una seria indagine storica – spiega il direttore delle Gallerie degli Uffizi, Eike Schmidt il nostro intento, in questi video, è quello di creare un legame ancora più stretto con le opere del Museo, inserendole in un contesto attuale e vitale. Il cibo dipinto e quello cucinato si incontrano così su un piano di verità che stimola l’attenzione dell’osservatore e porta alla ribalta i significati profondi e inaspettati nascosti nelle scene e nelle nature morte create dai pittori“.

Un’esperienza simile,’Cooking the Prado’, era stata avviata per festeggiare il museo di Madrid in occasione del suo bicentenario. Sarà l’inaugurazione di una nuova tendenza? Che ne direbbe Gualtiero Marchesi?

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