Agile, dinamica, aerea. La cucina futurista sfida il palato!

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Letteratura, arte, teatro, moda. Sono moltissimi e i più variegati gli ambiti in cui il futurismo ha avuto da dire la sua. Nato nel 1909 e conclusosi nel 1944, questo movimento eccentrico e italianissimo, tra le sue eredità, ha partorito anche una sua idea ambiziosa e decisamente creativa di gastronomia: la cucina futurista.

Il Manifesto della cucina futurista

“Il pranzo perfetto esige: 1. Un’armonia originale della tavola (cristalleria vasellame addobbo) coi sapori e colori delle vivande. 2. L’originalità assoluta delle vivande”. Filippo Tommaso Marinetti, Manifesto della cucina futurista in “La Gazzetta del Popolo”, 28 dicembre 1930

Tommaso marinettiTra le ambizioni di Tommaso Marinetti vi era la creazione di un nuovo sistema alimentare italiano. Il suo sogno era “un’alimentazione nuova, rallegrante, ottimista, eccitatrice dell’ingegno, poco costosa”. Nel 1913 il fondatore del futurismo viene coinvolto nel progetto di creazione di “una cucina futurista” dallo chef  Jules Maincave (autore della prima versione del Manifeste de la cuisine futuriste) e nel 1920, in concomitanza con la pubblicazione del manifesto Culinaria futurista, inizia a farsi strada la lotta contro la routine e la necessità di cibi nuovi e inconsueti.

E’ solo però con il Manifesto della cucina futurista degli anni Trenta che le riflessioni di Marinetti acquisiscono una forma più strutturata e definita.

Questi i pilastri del Manifesto schierato contro la “cucina-museo” passatista:

 

  • Abbandonare le pietanze dell’Artusi – il celebre autore del manuale La Scienza in cucina e l’Arte di mangiare bene (1891 – per dare vita a piatti sperimentali che creino “armonia tra il palato degli uomini  e la loro vita di oggi e domani”
  • Sostituire nelle vivande “la quantità, la banalità, la ripetizione e il costo” a favore di “esperienza, intelligenza, fantasia”
  • Sostituire la pasta al sugo con il riso e i cereali in nome di una “sana dieta agilizzante” e utilizzare, secondo i dettami dell’autarchi, prodotti rigorosamente italiani
  • Curare l’estetica di tutti i piatti, non solo dei dolciumi per combattere “le pozzanghere delle salse” e “i frammenti disordinati di cibo
  • Creare piatti personalizzati a partire dal sesso, il carattere, la professione, la sensibilità ecc… del commensale

Il cuoco della cucina futurista? Un chimico dell’intuizione

il cuoco della cucina futuristaDate le premesse…cucinare all’epoca del futurismo..era tutt’altro che semplice! Secondo Marinetti il cuoco era un “chimico che condensa nella reazione alimentare i principi indispensabili alla vita” e il suo compito era razionalizzare  l’alimentazione, trasformando al contempo il momento del pasto in una specie di happening emozionante e interattivo. Vere e proprie opere d’arte mutisensoriali, le pietanze futuriste dovevano del resto possedere un’architettura originale, contenere “dieci, venti sapori da gustare in pochi attimi” ed essere preceduta da una studiata arte dei profumi.

Vivande volanti. La cucina furista si fa aerea!

Affianco al manifesto dell’aeropittura e aeropoesia, il futurismo arrivò a consacrare il mito del volo in cucina. Prendendo in presto la terminologia dal linguaggio dell’aviazione, nacque così l’Aerocucina con i suoi immancabili aerobanchetti. Qualche esempio? Il Decollapalato, l’Ammaraggio digestivo, i Volatili con carrello retratto, gli Accessori radionizzati, il Pesce volante sono alcuni dei piatti che venivano serviti nei pranzi più avanguardistici – i più famosi si tennero a Genova, Chiavari e Bologna – dove le tavole venivano allestite come velivoli, con eliche e…persino il motore a scoppio!

 

Agile, dinamica, aerea. La cucina futurista sfida il palato! ultima modifica: 2017-01-31T00:10:23+00:00 da Alessandra Cioccarelli

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