Ristoranti: come sopravvivere in inverno all’emergenza Covid?

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Ancora in difficoltà per recuperare il lockdown di marzo e le misure prese per affrontare il Covid 19, ora i ristoranti dovranno affrontare un inverno che si preannuncia difficile.

Che cosa accadrà in inverno con l’arrivo del cattivo tempo e delle nuove misure anti Covid?

Ormai ci avviciniamo inesorabilmente alla stagione fredda. Le misure per contrastare il Coronavirus si sono irrigidite imponendo il “coprifuoco”, non sappiamo se le scuole rimarranno aperte o se si tornerà all’insegnamento a distanza, lo smart working incombe come una spada di Damocle e il freddo ci fa tirare fuori i cappotti. I ristoranti non avranno più a disposizione i posti a sedere all’aperto resi piacevoli dal clima caldo dell’estate e dovranno chiudere alle 18 con l’eccezione della domenica. Secondo Coldiretti, la chiusura serale costerà oltre un miliardo a tutto il reparto agroalimentare.

Dopo mesi brutali per la ristorazione, ci aspetta un rigido inverno

Ogni settore dell’economia è stato influenzato dalle norme anti-Covid 19, ma di certo i ristoranti e i bar sono le attività economiche maggiormente colpite. La mascherina per mangiare diventa impossibile non abbassarla, così i locali pubblici sono inevitabilmente stati accusati di essere luoghi di contagio.

In estate si è costruita una campagna d’informazione che metteva in evidenza la possibilità di sedersi all’aperto sfruttando l’allentamento delle normative che regolano l’occupazione del suolo pubblico. In molte città i ristoranti e i bar hanno costruito dehors, creato menu da asporto, idee pic-nic, venduto cocktail da portare a casa. Il tutto per ricreare quel concetto di ospitalità che si rischiava di perdere. E ora che piove, tira vento e presto nevicherà? Come adattarsi alle nuove condizioni metereologiche? Gli affitti vanno pagati, così i dipendenti. Come rispondere ad un minor numero di clienti? La risposta più semplice è predisporre stufe a funghi riscaldanti. Cresce poi la richiesta di app per fare conoscere i servizi delle singole attività o territori, soprattutto ora che il delivery sembra una necessità visto l’impossibilità di tenere aperti i locali dopo le 18.

Ahimè lo stesso delivery non sembra essere la soluzione per tutti i problemi sollevati dal Covid, sia pure abbia dato un pò di ossigeno a diverse attività. E quello che si teme è il disastro di quelle feste natalizie che da sempre rappresentano una buona occasione di incasso. Quanti organizzeranno feste, cene aziendali?

Una risposta potrebbe essere quella di organizzare modalità per fare la spesa al ristorante, vendendo le materie prime utilizzate per fare i piatti che hanno dato un’identità al locale. Si tratta di vendere box con prodotti di pregio, il cui merito è anche quello di fare evitare file davanti ai supermercati.

Che cosa succederà?

É una situazione difficile e in continuo peggioramento  che spinge ad una forma di esaurimento psicologico,  accresciuto dagli oneri finanziari da affrontare per rispondere ai requisiti di sicurezza e fornire un ambiente più sicuro per i clienti e il personale. Reinventare il proprio business non è facile, il futuro appare poco leggibile. Per ora si è fatto fronte ai cambiamenti imposti dal Coronavirus con un mix di asporto e ristoranti all’aperto. La paura di investimenti per soluzioni che potrebbero risultare obsolete di fronte a nuovi provvedimenti fa temporeggiare diversi ristoratori a mettere mano al portafoglio. Una speranza che aiuta molti è la solidarietà espressa da molti clienti che non vogliono rinunciare ai loro locali del cuore. Chi riuscirà a superare questo momento difficile, avrà sicuramente futuro.

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